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Festa SS Crocifisso

La festa del Santissimo Crocifisso, in onore del patrono della città di Calatafimi, è una delle feste popolari più antiche d'Italia e si svolge, nella città di Calatafimi Segesta, con una cadenza che varia dai cinque ai sette anni, nei giorni che vanno dal 1º al 3 maggio. L'ultima edizione risale al 2012. È un momento in cui religione, fede, storia, folklore e cultura si intrecciano per dare vita a una delle più belle feste popolari della Sicilia, conservando ancora tradizioni e usanze antiche di centinaia di anni.
Inizialmente i festeggiamenti avvenivano nel mese di giugno, in ricorrenza dei giorni miracolosi; successivamente furono spostati a settembre, in occasione della festa dell’esaltazione della Santa Croce, ed infine collocati nei primi tre giorni di maggio. La festa viene celebrata solennemente fin dal 1657, anno dei miracoli attestati da atti pubblici e documenti.
STORIA
Nella sacrestia della chiesa di S. Caterina V. e M. Alessandrina, nei giorni 23, 24 e 25 giugno 1657, un Crocifisso ligneo di media grandezza operò vari prodigi.
Mastro Giuseppe Fontana trovò una mattina il Crocifisso caduto a terra con un braccio staccato; lo stesso accadde anche nelle mattine successive. Il Mastro, per evitare che ciò si ripetesse, lo legò con una “zagarella azzurra”. Nel compiere tale gesto, lo affidò a Francesco Saltaformaggio, il quale in quegli istanti fu guarito dalla sua ernia; quest’ultimo portò a casa la zagarella, che operò il miracolo anche sulla moglie, che era posseduta. Molti furono i miracoli che seguirono, tra i quali il più eclatante fu quello di un bimbo paralitico dalla nascita, Vito Calamusa, che cominciò a camminare.
Nel novembre del 1657 Vincenzo Sicomo e il fratello Gerolamo, ricchi borghesi, donarono quattro once e trentacinque tarì per la realizzazione dell’altare e per altre spese necessarie al culto, come richiesto dalla Curia Vescovile di Mazara. Nell’arco di cento anni il popolo eresse dapprima un altare, poi una cappella, quindi ampliò la chiesa di Santa Caterina dedicandola al SS. Crocifisso, ed infine costruì l’attuale Santuario, gioiello di fede e di arte.
Il Crocifisso miracoloso, purtroppo, fu quasi interamente distrutto il 25 settembre 1887 quando, in occasione della festa della Madonna di Giubino, patrona di Calatafimi (il cui simulacro era allora custodito in quella chiesa), un incendio devastò la cappella tappezzata di prezioso velluto rosso. Venne sostituito l’anno successivo con l’attuale Crocifisso, realizzato a Roma in legno di bosso tinteggiato di nero, in ricordo dell’accaduto, da un artista ignoto e benedetto da Papa Leone XIII. Una parte del Crocifisso bruciato, da alcuni anni, viene portata in processione, dopo che nel 1988 padre Vincenzo Ingarra, allora rettore del Santuario, smontò i marmi policromi alla base della croce dell’abside, poiché si diceva che lì fossero stati murati “pezzetti del Crocifisso bruciato”. Effettivamente li trovò e ne prelevò il frammento più significativo, che oggi è custodito in un reliquiario d’argento.
Il 19 dicembre 1657 i Giurati, che rappresentavano allora la massima autorità comunale, chiesero al Vescovo il permesso di condurre in processione il SS. Crocifisso e di deporlo nella nuova cappella. Da allora e fino ai giorni nostri, tutto il popolo di Calatafimi, che nel corso dei secoli si è suddiviso e raggruppato in diversi Ceti, ovvero associazioni di persone accomunate dalla stessa attività lavorativa e quindi da uno stile di vita, una collocazione economica e sociale e interessi comuni, senza mai dimenticare la devozione al Crocifisso, ha reso omaggio al Santissimo per aver concesso l’abbondanza dei raccolti e la ricchezza nel lavoro benedetto da Dio. Sono loro a dare vita alla Festa del SS. Crocifisso.
LA PROCESSIONE SACRO ALLEGORICA
Uno dei momenti più intensi e religiosi della Festa è rappresentato dalla processione sacro-allegorico-ideale, che si svolge negli stessi giorni della celebrazione, in un orario precedente alla sfilata dei Ceti.
Si tratta di una sfilata in cui circa un centinaio di figuranti in costume d’epoca fa rivivere, per le vie di Calatafimi, un episodio di storia sacra tratto dalla Bibbia. Un tempo i personaggi procedevano a piedi o a cavallo; oggi si trovano su carri sui quali viene allestita una ricca e accurata scenografia, che fa da sfondo ai singoli episodi, presentati al pubblico attraverso un breve testo su un cartiglio e illustrati anche da un opuscolo distribuito agli spettatori.
LA SFILATA DEI CETI
La festa entra nel vivo con la sfilata dei Ceti per le strade della città, con costumi che richiamano le origini contadine e ripropongono le antiche usanze medievali.
I primi due giorni di festa sono dedicati alle tradizioni e al folklore, con la sfilata di tutti i Ceti, ciascuno secondo il proprio ordine. Per primi sfilano “La Maestranza”, composta da mastri barbieri, calzolai, fabbri ferrai, falegnami e muratori, che avanzano a passo di marcia, armati di fucile, indossando abito, cappello e cravatta rigorosamente neri, camicia, gilet e guanti bianchi, arricchiti da una catenina dorata. I membri dell’Amministrazione in carica, detti ufficiali, indossano invece guanti neri e impugnano, alcuni, alabarde e, altri, lance, armi tipiche del Cinquecento. Marciano con austera eleganza, battendo il passo scandito dalle note delle marce e seguendo la maestosa bandiera, con l’orgoglio di un ceto nato per la tutela dell’ordine pubblico e come guardia d’onore del SS. Sacramento, nella Sicilia dominata dai Borboni.
A seguire sfilano i Borgesi di San Giuseppe, gli Ortolani, i Mugnai, i Caprai e Pecorai, i Macellai, i Borgesi, la Sciabica, i Commercianti. Questi Ceti preparano importanti carri rappresentativi e lanciano ciascuno i propri prodotti, come i “Panuzzi” dei Borgesi di San Giuseppe, i fiori degli Ortolani, i “Miliddi” dei Mugnai e i formaggi dei Caprai e Pecorai. Seguono ancora i Cavallari, tra i Ceti più colorati e vivaci, che sfilano con carretti e cavalli riccamente addobbati a festa con colori vivaci, suonando e cantando canti tipici siciliani e lanciando in abbondanza confetti, noccioline e caramelle alla gente che si trova lungo le strade o affacciata ai balconi. Il corteo è chiuso da un carro addobbato con i simboli del Ceto, dal quale altri Cavallari continuano a lanciare confetti e noccioline. Penultimi sono i Borgesi, che rendono omaggio al SS. Crocifisso sfilando per le vie del paese a cavallo dei loro muli, in quella che viene chiamata “la Cravacata” (la cavalcata). Il corteo viene aperto da una sfilata di antichi mezzi agricoli, da personaggi in costume e da carri che rappresentano la vita contadina del secolo scorso; seguono i Borgesi a cavallo con oggetti in mano e, infine, i Borgesi che “spagghiano”, ovvero lanciano alla gente sacchettini di confetti e noccioline. L’ultimo Ceto a sfilare è quello dei Massari, che rappresentano il ricco borghese che governa la propria masseria. Aprono la sfilata i Massari a cavallo di giumente, seguiti dal carro trainato dai buoi, sul quale è installata una torre ottagonale, alta circa tre metri, rivestita di rami di alloro, tappezzata di cucciddati, pani a forma di anello che richiamano il sole, e ornata nella parte anteriore da una evidente Croce di pane. Sul carro trovano posto i Massari, incaricati di elargire cucciddati, noccioline e confetti. Ai fianchi del carro sfilano, a cavallo e armati di frusta e fucile, due camperi, gli antichi custodi dei terreni della masseria, concludendo così le due intense giornate dedicate al folklore, al divertimento e alla spensieratezza. Il terzo giorno, invece, è dedicato alla preghiera e al ringraziamento per la buona riuscita della festa, con la messa solenne nel Santuario del SS. Crocifisso al mattino. In serata si vive il momento più intenso, quando i due Patroni della città, Maria SS. di Giubino e il SS. Crocifisso nella vara d’argento, insieme alla reliquia del Crocifisso miracoloso, vengono portati in solenne processione. Una processione alla quale partecipano con devozione tutti i Ceti, il popolo e le autorità religiose, istituzionali e militari del paese. È certamente il momento più intenso ed emozionante di tutti i festeggiamenti, durante il quale si avverte il totale coinvolgimento di tutti i cittadini: un momento di aggregazione in cui è visibile la grande e spontanea manifestazione di fede di un popolo verso il proprio Patrono. Al rientro della processione, chiudono i festeggiamenti gli spettacolari giochi pirotecnici.



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    Festa Ss Crocifisso 1-2-3 Maggio

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